
1 – “Repo man”
2 – “New York city’s killing me”
3 – “God Willin’ & The Creek don’t rise”
4 – “Beg steal or borrow”
5 – “Are we really through”
6 – “This love is over”
7 – “Old before your time”
8 – “For the summer”
9 – “Like rock and roll & radio”
10 – “Devil’s in the jukebox”
Altro autore fino a poco tempo fa a me sconosciuto, scoperto grazie ad un’apparizione al David Letterman Show. Scopro essere un cantautore, americano, che per la prima volta si cimenta in un album corale assieme ad un gruppo ovvero i Pariah Dogs. Diciamo quindi che mi avvicino all’album in questione da vergine, non influenzato da lavori precedenti (comunque tuttora del tutto sconosciuti). C’è da dire che il mondo dei cantautori americani è pressoché sterminato e sembra abbastanza chiaro che in questo momento di crisi del rock molti si dedichino a questa strada. Eppure l’attacco dell’album sembra ben poco da cantautore: Repo Man è più a metà tra psichedelia e Joe Cocker. Già, perchè la voce di Ray non è la tipica voce dolce e squillante che va di moda al giorno d’oggi, ma una voce roca ed a stratti strascicata (oddio, niente a che vedere con l’ultimo Dylan: strascicata non significa sull’orlo del baratro vocale…). Ricorda un po’ i Quicksilver Messenger Service (non sapete chi siano? Happy Trails può tirarvi su il morale) e come loro rischia di esagerare coi tempi. Però bella. Le successive New York City’s Killing Me e la title track God Willin’ & the Creek Don’t Rise sono profondamente diverse: meno ritmo, meno psichedelia, ma belle melodie e band a supporto in maniera discreta ma suggestiva. Successivamente però si entra sul tema cantautorale puro, Beg Steal or Borrow ricorda un po’ troppo Stephen Stills come invece Old Before Your Time ed ancor più Like Rock & Roll Radio fanno molto Neil Young. Nell’insieme si respira comunque un’aria a mezza via tra il country (l’ultima canzone, The Devil’s in the Jukebox, su tutte) ed il folk anche se non manca una visione personale che aggiunge un po’ di sensibilità R&B al tutto. Un’album piacevole da ascoltare che però penso sia riuscito a metà: la prima. Fino a This Love is Over lo considererei un ottimo album poi si sente un po’ la stanchezza e si vira su canzoni più semplici e (forse) referenziali. Rimangono alcuni spunti ma in generale inferiori comunque alle prime tre canzoni come inferiore risulta quindi il risultato finale.
